Ernesto Paolozzi

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Morin e la pedagogia

  Una laurea a Edgar Morin cultore della conoscenza*

 Edgar Morin sarà a Napoli lunedì 1º dicembre per ricevere la Laurea Magistrale Honoris Causa in Scienze dell'Educazione che gli verrà conferita dall'Università degli Studi Suor Orsola Benincasa.

 Il pensiero complesso di Edgar Morin rappresenta, in questo momento storico,un segmento originale e vitale della cultura mondiale dopo il crollo di ideologie totalizzanti e il sopravanzare di uno scetticismo filosofico che contiene in sé il germe dell'etica del successo. Il germe di quel cinismo programmatico che oggi, con la crisi  mondiale della finanza, sta distruggendo se stesso.

    Complessità significa, nei termini moriniani, la propensione paradigmatica ad interpretare il mondo nell'inseparabile intreccio delle sue componenti, pensiero e azione, ragione e sentimento, astrazione scientifizzante e vitale corporeità. La lotta al riduzionismo rappresenta l'epilogo della battaglia antipositivista iniziata alla fine dell'Ottocento dalle punte avanzate della filosofia europea. Si inserisce nel grande filone dell'epistemologia contemporanea, da Ernst Mach, passando per Heisenberg  e Bohr, fino a Prigogine, Maturana e Varela.Sul terreno più propriamente filosofico Morin recupera la tradizione storicistica e dialettica di Vico ed Hegel  tanto che Giuseppe Gembillo ha potuto inserire Croce nel filone del pensiero complesso.

      Da questo intreccio nasce un pensiero originale, che mira a tenere in vita la realtà senza smembrarla nelle sue componenti, concepirla come organismo e non come meccanismo, accoglierne i diversi aspetti che interagiscono condizionandosi vicendevolmente. Significa, ancora, collocare al centro di tutto la responsabilità che l'uomo ha verso la natura e l'ambiente come verso i suoi simili e la storia intera.

 La lezione di Morin verrà introdotta dagli interventi di Francesco De Sanctis, Lucio D'Alessandro e Oscar Nicolaus, e verterà su un tema a lui particolarmente caro, che ridiventa centrale oggi che siamo in piena emergenza educativa: I sette saperi per l'educazione al futuro.

 Se quanto abbiamo detto è vero, se il paradigma della complessità significa proporre una metodologia fondata sul giudizio complessivo della storia, allora l'educazione è fondamentale, perché non la si può concepire come un aspetto settoriale e quasi specialistico della vita umana. Potremmo riassumere drasticamente (in un'operazione di necessario riduzionismo la cui utilità didascalica nessuno vuol negare)  la posizione di Morin secondo alcune indicazioni fondamentali. Innanzitutto, imparare a fare i conti con la dimensione umana per eccellenza, che è quella dell'incertezza. Solo accettando la dimensione dell'incertezza come proprio destino, l'uomo diventa libero e, dunque, responsabile della propria libertà. Fondamentale, la necessità di un'alleanza fra cultura umanistica e cultura scientifica, dal momento che l'essere umano appartiene a un tempo alla sfera biologica e a quella storica. Se le scienze sono dunque indispensabili alla conoscenza, senza l'arte non potremmo conoscere gli individui concreti: quegli stessi dai quali nella vita pratica probabilmente ci scanseremmo, si trasfigurano ai nostri occhi grazie alla rappresentazione cinematografica o letteraria che, come nel caso del vagabondo di Charlot, apre alla comprensione dell'altro. Il sapere e la conoscenza, infine, devono poter trovare un senso, una missione, devono farsi responsabilità. Nel mondo globalizzato, devono farsi responsabili della tutela dell'ambiente, della possibilità stessa della vita futura del genere umano.
 Il tema della responsabilità legato al nuovo metodo della conoscenza come conoscenza del complesso, è tema fondamentale sul quale, in conclusione, vale la pena di soffermarsi: il mito dello specialismo, del tecnicismo che, pure, hanno una loro innegabile funzione pratica, diventa deleterio, distruttivo, quando assurge a posizione unica della formazione culturale. L'uomo iperspecializzato è, in realtà, un uomo che non sa più comprendere il mondo, non sa più assumersi responsabilità e, alla lunga, non capisce più nemmeno la propria specificità che è sempre determinata dall'intero processo della storia.
da "la Repubblica - Napoli" del 30 novembre 2008
http://ricerca.repubblica.it/repubblica?query=ernesto%20paolozzi&view=archivio

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