Ernesto Paolozzi

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Lettera di Max Horkheimer alla vedova di Croce

Gentile signora,
A nome della facoltà di Filosofia dell'Università Johann Wolfang Goethe,che ha conferito allo scomparso  la laurea honoris causa,Le vorrei esprimere le nostre sincere e profondamente sentite condoglianze.
Siamo del tutto consapevoli della gravità di questa perdita: Benedetto Croce è veramente insostituibile. Non è esagerato affermare che egli appartiene ai pochi che,dopo un'epoca in cui la filosofia,il pensiero sulla verità come sul tutto,ha minacciato di scomparire tra le scienze positive, ne hanno restituito la dignità. Che egli abbia fatto questo nel contesto della grande tradizione tedesca,la cui eredità oggi,dopo il crollo dell'antispirito fascista,è diventata doppiamente attuale,ce lo rende particolarmente vicino. Egli,tuttavia,non appartiene agli epigoni che intendevano ristabilire una metafisica ormai superata,ma ha recuperato la tradizione della filosofia speculativa a partire dall'esperienza concreta della sua propria situazione. Proprio questo,infatti,lo ha condotto ad Hegel,in uno spirito in cui premeva,nel sistema dell'idealismo obiettivo,ciò che è vivo e non ciò che è morto. Tale forza di Croce nel portare avanti la tradizione del pensiero speculativo senza cedere al pericolo dell'accademismo né del romanticismo,può essere paragonata solamente a quella di Henri Bergson. A differenza di questo,però,egli non si è fermato ad un principio metafisico astratto e generico,ma si è addentrato,sforzando fino in fondo il concetto,nelle strutture profonde delle idee.
      Ciò gli ha permesso una cosa che era preclusa proprio ai pensatori idealisti del suo tempo,di affrontare la problematica della società reale,di non limitarsi a riconoscere il nesso tra questioni sociali attuali e cosiddette questioni filosofiche fondamentali,ma di esprimere tale conoscenza attraverso la propria esistenza. Sbagliamo ben poco se sosteniamo che fu,non ultima,la forza della sua visione teorica che gli rese possibile respingere senza incertezze tutte le tentazioni rivolte a lui da un pensiero vincolato  all'autorità e  conformista,che sarebbero potute diventare pericolose per ogni altra persona della sua estrazione e posizione. E noi crediamo che da ciò abbia anche  origine la straordinaria autorità oggettiva che promanò da lui,nemico di ogni infondata pretesa autoritaria,e che impedì allo stesso Mussolini di eliminare il nemico manifesto del sistema fascista.
      Non solo per questo,e non solo nella cerchia dell'ambiente scientifico,tuttavia,percepiamo così dolorosamente il fatto che egli ci abbia lasciato. Ciò che egli ha compiuto nel campo dell'estetica riguarda ogni uomo che sia ancora padrone  dell'esperienza spirituale  e che non si consegni ciecamente al meccanismo dell'industria culturale. Egli, che proveniva dalla critica letteraria,è stato forse,dai tempi di Hegel,il primo filosofo importante che abbia avuto contemporaneamente un rapporto vivace, spontaneo ed originario con l'arte, riflettendo in piena responsabilità teorica sulla questione dell'arte. La sua visione fondamentale, secondo cui l'opera d'arte non può essere misurata in base al suo concetto di genere, senza che vada perduta la basilare questione relativa alla verità o alla falsità dell'opera stessa, ha avuto una forza liberatrice che si perpetua tuttora nell'esperienza artisti cadi innumerevoli persone, che non sanno nemmeno che tale contributo teorico, l'emancipazione dell'estetica dal pensiero classificatorio, si deve a Croce.
 Anche se noi ora, gentile Signora, le diciamo che il ricordo di colui che ci ha lasciati, in veneranda età e dopo una ricchissima vita, rimarrà sempre presente, tale promessa da sola non eguaglia comunque la verità del fatto che il valore della filosofia di Croce si spiegherà e vivrà per propria forza esclusiva, indipendentemente dal grande personaggio che ebbe la fortuna di concepire quella filosofia. Forse in ciò Lei potrà trovare un po' di consolazione.
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