Ernesto Paolozzi

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La Regione Campania e la pressione leghista

Caro governatore smarcati dalla Lega
la Repubblica, 06 luglio 2011 â€" pagina 1 sezione: NAPOLI

SE NON ora, quando? Quando i deputati e i senatori del centrodestra campano si ribelleranno al governo Bossi-Calderoli-Berlusconi? overno che sta umiliando Napoli come rare volte è accaduto nella millenaria storia della città? Ora potrebbero mettere in atto un' azione politica capace di avere conseguenze importanti sul piano della politica nazionale: annunciando di non garantire il loro voto a favore della scombinata manovra proposta da Tremonti se prima il governo non avrà preso rapidi e concreti provvedimenti sulla soluzione dei rifiuti a Napoli. La manovra non passerebbe. Il governo cadrebbe e,a mio modo di vedere, sarebbero in breve finiti Bossi, Berlusconie company. Potrebbero, come lascia intendere anche "Avvenire", il quotidiano dei vescovi italiani, formarsi in Parlamento nuove maggioranze governative che escludano la Lega e ci si potrebbe preparare alle elezioni nella fondata speranza di liberarsi (questo lo dico io) di quei rifiuti politici che sono i leghisti. Sin dal suo sorgere, con l' alleanza al Nord fra Lega e Berlusconi e al Sud con i post fascisti, il centrodestra era riuscito a "fare fessa", come si dice da noi, una larga parte dell' elettorato meridionale. Oggi comprendiamo che farsi governare dalla Lega equivale a farsi governare dalle volpi, quando si è galline. Certo, non tutti gli elettori di centrodestra sono caduti così banalmente nella trappola. Alcuni hanno ritenuto il male minore la Lega, nascosta dietro Berlusconi, Fini e Casini (che all' epoca erano nell' alleanza del Polo), pur di fermare comunisti, giustizialisti, sinistra radical chic,e così via.E questo la dice lunga, da un lato sulle capacità propagandistiche della destra nel paventare pericoli inesistenti e, dall' altro, sulla incapacità della sinistra di proporsi come una moderna forza progressista non ideologizzata. Ma poi, con l' abbandono di Casini e Fini e con l' accentuarsi, sempre più evidente, della tracotanza leghista, perfino il più inveterato anticomunista dovrebbe cominciare a nutrire qualche dubbio circa le soluzioni alternative da trovare all' eventuale avvento delle sinistre al potere. Alternative ci sono e sono possibili. Bisogna costruirle e la Campania potrebbe essere un ottimo laboratorio. Un ruolo potrebbe cercarlo di presidente Caldoro, Il cui profilo riformista ci aveva pur dato speranza e che ha origini socialiste. Che ci fa un socialista in questo schieramento a guida leghista? Provo ad immaginare, anche se la storia non si fa con l' immaginazione, cosa avrebbe pensato Craxi di Calderoli e come si sarebbe comportato di fronte alla minaccia di secessione nel nostro paese. Non lo sappiamo, però mi sembra che, oggi come oggi, socialisti e liberali innanzitutto, dovrebbero e potrebbero svolgere un ruolo fondamentale per modificare i rapporti di forza esistenti nel paese. Qui non si tratta di mettere il Sud contro il Nord. Sia ben chiaro. Le quattro città più importanti del Nord, più rappresentative per storia, cultura e capacità produttiva, Milano, Torino, Genova e Venezia, sono governate dal centrosinistra e vivono un sentimento antileghista per molti aspetti più forte del nostro. Si tratta di liberare l' Italia intera da una cricca che, strumentalizzando le debolezze personali di Berlusconi, tiene in scacco il Parlamento e il paese. Liberiamocene. La maggioranza degli italiani, alla fine, sarà sicuramente grata a chi avrà compiuto questo passo decisivo per la democrazia del paese. Tanto più perché immagino che ciò accadrà comunque. Non subito ma fra qualche mese. E allora, non è il caso, anche da un punto di vista tattico, di smarcarsi prima?
ERNESTO PAOLOZZI

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