Ernesto Paolozzi

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Costituzione e referendum

Un voto contro il populismo e i tecnocrati*

L'imminente consultazione referendaria sulla cosiddetta Devolution, approvata dalla vecchia maggioranza di centrodestra, inevitabilmente diventa un voto politico pro o contro una concezione generale della nostra società. E' inevitabile, abbiamo detto, che sia così. Per questo motivo è indispensabile, a mio modo di vedere, andare a votare no.

Ma se, accanto alla pura espressione di una volontà etico-politica tesa a frenare, speriamo definitivamente, l'impeto leghista che negli ultimi quindici anni ha tanto condizionato negativamente la vita civile del nostro paese, ci si provasse anche a tornare a ragionare attorno ai principii della politica, non sarebbe un male.

Ha già tentato di farlo l'associazione "Tertium Datur", presieduta da Giuseppe Sassone, quando il 21 maggio dello scorso anno organizzò un grande e appassionato convegno sull'intera impalcatura della riforma costituzionale votata dall'allora maggioranza di governo.

Martedì alle ore 17 si presenterà, edito dall'Istituto Italiano per gli Studi filosofici che ospiterà la manifestazione, il volume che raccoglie gli atti di quel convegno. Interverranno Vincenzo Atripaldi, Daniela Boffa, Dario Raffone, Alfredo Guardiano, Ugo Piscopo. Giuristi, magistrati, filosofi, letterati. Questo perché, accanto alle considerazioni più "tecniche" come quella di Atripaldi, si intende proporre una questione politica di ampio respiro, che investe, come scrive Raffone nella nota introduttiva, nel suo complesso l'orizzonte della cultura politica di un paese.

Se ben si riflette, infatti, fra le modifiche che la legge, una volta approvata in via definitiva, apporterebbe, si scorge, accanto al confuso e iniquo federalismo di marca leghista, che vengono in qualche modo limitate, nel loro potere, le fondamentali istituzioni di garanzia e di libertà, ossia la Presidenza della Repubblica e la Corte Costituzionale. Al tempo stesso, e vorremmo dire naturaliter, vengono ampliati i poteri del Primo Ministro o Capo del governo. Cosicché, come ha fatto notare Altripaldi, fra pseudofederalismo e pseudocentralismo, si finisce con il prospettare una Carta costituzionale estremamente ferraginosa e confusa.

In realtà, ciò accade non perché si è cercato un nobile e alto compromesso fra diverse sensibilità ideali e politiche, compromesso che è sempre, inevitabilmente, a fondamento di una Carta dei principii che voglia rappresentare una carta dei valori largamente condivisi. Ma perché si sono mescolate malamente due tendenze perniciose della nostra società: il populismo e l'efficientismo tecnocratico.

Bisogna onestamente riconoscere che anche nelle riforme proposte negli anni passati dal centrosinistra, soprattutto in materia giudiziaria, la tentazione dell'efficientismo è stata forte ed è andata a discapito sia delle garanzie della libertà che dell'equità della giustizia. Quasi che la classe dirigente progressista avesse voluto far dimenticare di gran fretta il suo passato, l'antica idea di giustizia e di eguaglianza fondate sulla legge e sulla socialità.

Queste posizioni sono state poi travolte dal fiume in piena di un populismo che si è tragicamente, o comicamente a seconda dei casi, travestito da liberalismo. All'efficientismo puramente procedurale, si è accompagnato l'efficientismo leaderistico o cesaristico tipico degli ultimi anni.

Ben venga dunque il Referendum se ci costringerà a ripensare dalle fondamenta l'idea stessa di società che vogliamo interpretare. Una società complessa che deve essere governata con la complessità perché, non sembri un paradosso, è questo il modo più semplice e razionale di affrontare le tante questioni che si prospettano.

E' su questo terreno che deve misurarsi una nuova sinistra che voglia governare il paese per arrestarne l'attuale declino. Non inseguendo, come è già accaduto dalla metà degli anni Novanta, quegli avversari in altri momenti tanto ferocemente combattuti a colpi di slogan.

Se non è possibile tornare alle vecchie ideologie, nemmeno è giusto appiattirsi nel pensiero comune.

*da "la Repubblica" 20 giugno 2006

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