Ernesto Paolozzi

Ti trovi in: Home » Articoli » Responsabilità di governo
Condividi su  Facebook Condividi su  Twitter Consiglia la pagina

Responsabilità di governo

Quel pericoloso desiderio di liberarsi dalla responsabilità di governo*

E' possibile un'etica della responsabilità? O meglio, la responsabilità ha fini puramente individuali (in tal caso è puramente utilitaria) oppure ha una sua radice universale (in tal caso è etica)?A questo difficile interrogativo sono stati chiamati a rispondere nel restaurato, importante Palazzo Mazziotti di Caiazzo, filosofi ed uomini politici. Il tema ha suscitato, fortunatamente, grande interesse, soprattutto fra giovani studenti e fra semplici cittadini, invertendo la tendenza di questi ultimi anni a discutere soltanto di tematiche circoscritte all'azione politica contingente.

Promosso dall'associazione culturale "Politeia" e dalla Fondazione "L.Einaudi" con la partecipazione di Emidio Novi, di Giuseppe Limone, di Antimo Cesaro e del Sindaco della cittadina casertana, il convegno ha messo in luce lo stretto legame esistente fra la responsabilità del dei diritti e dei doveri giacché, se ben si riflette, non esistono doveri dove non ci sono diritti e non esistono diritti là dove non ci sono doveri perché, per non dir altro, è un dovere rispettare i diritti degli altri. Si è messo in luce come sia impensabile parlare di responsabilità al di fuori di una concezione generale della vita: si è responsabili, ha acutamente osservato Giuseppe Limone, solo se si ha chiara l'idea che in ogni individuo si ritrova come in un microcosmo l'universalità del mondo intero e che l'universalità del mondo intero è costituita in modo intrinseco e non estrinseco dalle caratteristiche degli individui.

Ma ciò che mi preme segnalare in questa sede, in un momento in cui si avverte l'esigenza di ricostruire un ordine complessivo di valori di riferimento a cui collegare il cosiddetto senso di responsabilità, è di mantenere fermo un punto, che non si dà responsabilità se non in un mondo in cui è possibile la scelta, e la scelta etica è possibile solo se ci sono le condizioni politiche della libertà. Per usare un linguaggio più semplice, in questi anni abbiamo reclamato la semplificazione della vita politica, proponendo, un po' tutti, compreso chi scrive (e forse ne faccio ammenda), sistemi elettorali semplificativi che riducessero i margini della scelta a pochi, pochissimi partiti. Un po' tutti abbiamo reclamato e reclamiamo la cosiddetta governabilità, ossia la semplificazione dell'azione di governo, demandata ad organismi sempre più elementari o addirittura a singole persone più o meno carismatiche. Ora, nessuno mette in dubbio, perché sarebbe contro il buon senso che sempre si vendica, che sia necessaria un'azione rapida di governo, un'efficienza crescente delle amministrazioni, una volontà di compiere scelte ragionevolmente rapide in momenti complessi della vicenda economica, sociale, politica. Ma è altrettanto vero che spesso queste giuste esigenze nascondono o coprono, involontariamente, una patologia, una pericolosa malattia, che già si diffuse in Europa agli inizi del secolo: il desiderio di liberarsi dalla responsabilità della scelta, di mettere tra parentesi la faticosa ricerca democratica del consenso, di scegliere una volta per tutte e poi lasciarsi pigramente guidare e governare.

Una vera etica della responsabilità è quella che sa assumersi giorno per giorno, nelle grandi e nelle piccole scelte, il ruolo di protagonista, sia pure, ribadisco, di piccoli protagonisti, sulla variegate scena della vita. Non mi sembra che si debba necessariamente seguire una logica binaria, o l'ordine o il caos, o la governabilità o l'ingovernabilità, o l'efficienza o l'inettitudine, o la tolleranza o l'integralismo. Una società sana cerca, è il caso di dirlo, responsabilmente, di trovare la giusta via, quella prudenza in senso aristotelico che non è la viltà ma è il saper giudicare.

Può sembrare questa una perorazione del moderatismo. Ma non sono stati pochi i momenti della vita politica italiana in cui il moderatismo era un atteggiamento rivoluzionario e assieme elitario, mentre i vari estremismi sono stati l'ideologia di massa.

Ernesto Paolozzi

Dal "Corriere economia" del 23 ottobre 2000

Chiedi informazioni Stampa la pagina