Ernesto Paolozzi

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Progresso e profitto

Progresso e profitto manca chi sappia dirigere il tumultuoso sviluppo dell'economia globale*

 

 

 

         Può sembrare un paradosso ma nel mondo contemporaneo, o forse sempre, la religione, intesa come spirito religioso e insieme di dottrine e comportamenti, si è trovata talvolta ad arrecare danni dove ha prosperato mentre si è affievolita laddove di essa si avvertiva la pressante necessità.

         Ciò è accaduto a livello collettivo ma anche, e soprattutto, nell'animo singolarissimo di ogni persona. L'individuo intelligente, colto, civile, è spesso tormentato, roso dal dubbio, indebolito, come dice Goethe, dalla pallida ragione, incerto nella prassi, avvilito di fronte al nulla, alla morte, unico progetto sempre compiuto dell'uomo. Quest'uomo inconfessatamente sogna la luce della rivelazione, invoca la consolazione della certezza, ha nostalgia di Dio ma si spegne al bivio fra rassegnato impegno e sciocco edonismo. Così i popoli progrediti, ricchi, istruiti se non colti. Al contrario, dove l'ignoranza regna, prospera l'ottuso fanatismo religioso e la religione trionfante miete le sue vittime perché forse il diavolo, fra i suoi tanti astuti travestimenti, ha scelto proprio il volto dell'integralismo religioso per fare proseliti. Lì, in quei luoghi o in quelle anime se Cristo si rivelerà assumerà il sembiante del ragionevole dubbio, della pensosa e caritatevole libertà di spirito.

         Giovanni Paolo II, nel suo lungo e travagliato percorso, ha sapientemente scelto di essere rigoroso ed intransigente nei confronti dell'uomo angosciato o banale dell'Occidente e, per converso, di essere tollerante e liberale laddove il fanatismo di qualsiasi natura ( esiste anche il fanatismo laico) incombe indossando i panni del totalitarismo ideologico o dell'integralismo religioso.

         Di fronte all'incessante progresso dell'economia e ai meravigliosi progressi della tecnologia, l'uomo occidentale deve porsi il problema della religione. E, se laico, dello spirito religioso, che equivale a dire dello spirito etico, dell'etica della responsabilità. All'indomani dell'esplosione della bomba atomica, il laico Croce dichiarò alla stampa che la scienza di per sé non accresce o diminuisce la verità, compito che spetta semmai ai filosofi, agli artisti e, in generale, agli uomini di buona volontà. E ricordò, senza voler reprimere ( che sarebbe una sciocchezza) il progresso delle scienze che quanto più esse progrediscono, tanto più c'è bisogno che si accresca, che si accresca con forza, lo spirito religioso, la responsabilità etica.

         La questione dunque che dobbiamo oggi affrontare, quando ci si divide fra ottimisti e pessimisti, fra esaltati fautori ed aspri denigratori del progresso tecnologico e del congiunto aumento dei profitti economici, dev'essere quella di ricostruire le fondamenta etiche sulle quali costruire il nuovo edificio sociale che si prospetta. Ciò di cui oggi, infatti, si avverte la mancanza è la capacità di dirigere e governare il tumultuoso sviluppo dell'economia mondiale. E da laico non posso non dire che per questo aspetto dobbiamo dirci cristiani, ossia assumere i principii direttivi della civiltà cristiana e sentire in noi stessi lo spirito religioso che deve animare anche l'ateo, se è un ateo di buona volontà. E devo aggiungere che è invece disperante assistere al ritorno di forme religiose chiaramente di stampo superstizioso perché esse sono l'opposto della religione.

         Se mi è consentito, in conclusione, accennare ad un tema che dovrebbe essere oggetto di una più ampia e lunga meditazione, bisogna avvertire che è più facile accogliere la superstizione anziché la religione perché mentre quest'ultima chiede all'uomo responsabilità,  sacrificio, rispetto della dignità altrui, la superstizione è soltanto una forma di edonismo mascherato, perché serve solo a confortare se stessi. Se a Cristo si deve qualcosa, al gatto nero e al corno non si deve nulla.

         Non dobbiamo, dunque, né accogliere ciò che accade nella storia come fosse un irreversibile destino, né pensare che soltanto la cieca volontà di potenza possa mutare il corso della storia, né che da solo basti l'intelletto calcolante per rendere la vita logica e perfetta. Soltanto una volontà libera che, come diceva Duns Scoto, cristiano e liberale ante literam , "è la regina di tutte le facoltà", può opporsi alla decadenza, se è una volontà che tende dal particolare  all'universale.

 

Ernesto Paolozzi

Da "Corriere economia" del 19 giugno 2000

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