Ernesto Paolozzi

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Un Centro studi per la complessità

         Un Centro Studi per la complessità*

         Nasce a Napoli il "Centro Studi mediterraneo per la complessità", con specifico riferimento al pensiero di Edgar Morin e alla tradizione anticartesiana napoletana (ed europea) di Giambattista Vico.

         "Evoluzione, una creazione continua" è il titolo del primo convegno organizzato dal Centro. E' un titolo filosofico, per così dire, nel quale già si esprime un paradigmatico punto di vista.

         Negli ultimi tempi, soprattutto in America, si è tornati a discutere di evoluzionismo e di creazionismo, anche sul terreno della lotta e della propaganda politica. Smarriti cittadini si sono trovati a confrontarsi sull'arduo problema: "Siamo stati creati da Dio a sua immagine e somiglianza o deriviamo dalla scimmia?" Può sembrare l'inizio di una commedia comica destinata ad un grande successo: pensiamo soltanto ai lazzi che avrebbe potuto inserirvi Totò. E invece è stata presa sul serio da teologi e scienziati, filosofi metafisici e filosofi analitici i quali, forse, non vedevano l'ora di poter campeggiare sulle prime pagine dei quotidiani.

         Intanto i poveri cittadini, che non sempre hanno presenti i meccanismi dell'industria culturale, delle reclame filosofico-politiche, hanno finito col lacerarsi, litigare e dividersi su una polemica antica, che non ha più nessun fondamento né sul terreno filosofico né sul terreno epistemologico.

         La questione della creazione del mondo da parte di un Dio, è questione esclusivamente religiosa, di tutto rispetto ma che, naturalmente, va consegnata alla regione della fede e alla filosofia in quanto anch'essa non può non impegnarsi nella discussione sui fondamenti, sullo spirito religioso.

         L'evoluzionismo, dall'altra parte, non è una teoria scientifica. E' una suggestione. E', in certo qual modo, una religione laica che colloca, anch'essa, principii e fondamenti indimostrabili alla base del suo ragionamento.

         Le aspre discussioni che si sono avute nei mesi passati sono dovute, come si è detto, al protagonismo di alcuni intellettuali. Ma anche alla questione, tutta politica, della contrapposizione fra chiese e mondo laico o laicista. L'esasperazione dei toni si è costruita attorno ad un arroccamento di molte istituzioni religiose, arroccamento al quale il mondo laico non ha saputo rispondere, chiudendosi anch'esso in un antagonismo povero di argomentazioni filosoficamente convincenti.

         Il paradigma entro il quale dobbiamo muoverci è invece quello indicato dal sintetico titolo del convegno: l'evoluzione esiste, ma non è un'evoluzione lineare, dimostrabile e quantificabile con i metodi della vecchia scienza pre-novecentesca. Nello svilupparsi della storia non esistono infatti elementi o momenti privilegiati, concatenazioni deterministiche, ma il suo evolversi si rappresenta nella complessità di ciò che accade. Non esiste un mondo della corporeità separato dalla spiritualità; non esiste un tempo meccanico e un tempo vissuto, se non nelle necessarie astrazioni della vita pratica. Il mio tempo non è né quello dell'orologio né quello della mia coscienza. Purtroppo non è reversibile ed è immerso nel tempo di tutti gli altri.

         Alle chiese, dall'altra parte, non si deve chiedere l'abiura, ma un impegnativo e rigoroso rispetto delle posizioni altrui.

         Di ciò discuteranno, sabato mattina all'Istituto Italiano per gli Studi filosofici, Gianluca Bocchi e Mauro Ceruti i quali, con Oscar Nicolaus sono fra i primi studiosi italiani di Morin. Interverranno inoltre padre Gennaro Matino e lo storico delle religioni Ottavio Di Grazia.

          Il Centro studi napoletano, in rete con quelli italiani di Bergamo e di Messina, ed altri omologhi in Europa e in America, si propone di introdurre elementi e metodologie nuovi, che possano contribuire ad arricchire e a rinnovare il dibattito culturale e politico italiano e ad instaurare proficuamente, come recita il sottotitolo del convegno, dialoghi fra le scienze e le tradizioni spirituali del mondo.

* da "la Repubblica" del 26 maggio 2007

        

 

 

 

 

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