Croce e De Ruggiero, due liberali ma con tante sostanziali differenze*

I carteggi di Croce, che da qualche anno l’Istituto Italiano per gli Studi storici va pubblicando con crescente frequenza, rappresentano, per lo spessore delle personalità che dialogano, i tempi e le tematiche che affrontano, una vera miniera di notizie e di spunti per la riflessione filosofica,storiografica e politica
Quello fra il filosofo e Guido De Ruggiero (Il Mulino) copre un arco temporale vastissimo: dal 1910 alla fine degli anni Quaranta, vale a dire dall’età giolittiana alla prima guerra mondiale, dal fascismo alla liberazione del nostro paese. Il rapporto fra il filosofo della libertà e lo storico del liberalismo è reso vivo da centinaia di lettere scambiate nel periodo più buio, ma anche più esaltante, delle vicissitudini della libertà in Italia e in Europa.
Non che, come un giovane lettore potrebbe immaginare, fra i due protagonisti ci fosse un consenso pieno, una consonanza totale. Non vi è mai, per la verità, una totale consonanza fra interlocutori intelligenti. Ma, nel caso specifico, trapela qualcosa di più profondo della fisiologica differenza che esiste fra spiriti critici e liberi.
E’ noto che, nei primi anni del suo percorso storiografico, De Ruggiero sentì forte l’influenza dell’attualismo pur senza che ciò provocasse mai una frattura netta con lo storicismo crociano. Poi, con l’avvento del fascismo, il grande storico del liberalismo (la sua Storia è del 1925) si riavvicina a Croce, ormai divenuto simbolo vivente dell’antifascismo, per poi riallontanarsene negli anni della Ricostruzione quando i democratici e i liberali si divisero fra il Partito liberale e il Partito d’Azione.
D’altro canto, e lo si desume anche dalle lettere, molte differenze sussistono anche sul terreno squisitamente filosofico e, specificamente, su quello storiografico. L’idea stessa di storia della filosofica che De Ruggiero aveva maturato nello stendere la sua monumentale Storia della filosofia non era, propriamente, quella di Benedetto Croce e questi, pur stimando e, per certi aspetti ammirando, il prezioso lavoro deruggeriano, coglieva qualche tratto di genericità che affondava ancora le sue radici in una qualche superficialità filosofica.
Anche sul terreno della politica, della teoria politica, differenze sostanziali rimanevano. E si deve forse proprio a Guido De Ruggiero, nella sua foga polemica, qualche grave incomprensione del liberalismo crociano.
Ma tutto ciò non limita certo il giudizio complessivo sulla tenuta, per così dire, di un rapporto fra il nostro più grande filosofo ed uno dei protagonisti della cultura italiana. Basterebbe, ad esempio, ricordare un’altra fondamentale personalità della cultura europea dell’epoca, Collingwood, che ebbe sia in De Ruggiero che in Croce punti di riferimento essenziali e non manca di essere ricordato in non poche pagine di questo Carteggio. Collingwood come tanti altri importanti protagonisti della vita politica e culturale di quei tempi.
Ma, come del resto per ogni altri epistolario crociano, emerge anche in queste lettere la cura costante che il filosofo ebbe per le faccende anche minute e, soprattutto, la sua capacità di immedesimarsi, nei periodi più difficili, come quello del fascismo, delle guerre e della ricostruzione, nelle difficoltà che amici, collaboratori e perfino conoscenti, incontravano nella loro vita quotidiana. Quasi che Benedetto Croce avvertisse la responsabilità, morale e politica, di tutti coloro che, in un modo o nell’altro, con grandi o piccole opere, o soltanto con la testimonianza, erano impegnati a difendere i valori fondamentali della libertà e della democrazia e quelli elementari della civiltà e della dignità. Così come si mostrò sempre severo e intransigente nei confronti di quella folla di studiosi e politici che non ebbero la forza morale di opporsi alla dittatura anche se, spesso, ne comprese il dramma personale ed umano. Ma tale comprensione non si tradusse mai in giustificazione politica o morale. Il che, naturalmente, costituisce, di per sé, un dramma.

Da “la Repubblica-Napoli” del 2 febbraio 2009
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